Liber libera tutti.

Da lunedì su Facebook c’è una pagina in più: Libersfera. Dedicata agli “Streetlibers”, coloro che per un motivo o per un altro hanno deciso di svincolarsi dall’editoria classica per approdare al self-publishing tramite StreetLib, non è una delle solite pagine da far scorrere velocemente ma una vera e propria miniera d’oro da sfogliare attentamente.

Per tante, troppe, persone “self-publishing” è sinonimo di fallimento e scarsa qualità. Niente di più sbagliato. Sicuramente non abbiamo grandi nomi dell’editoria alle spalle e siamo perlopiù sconosciuti, ma questo non significa che non ci dedichiamo con passione e attenzione a ciò che facciamo, anzi direi che è esattamente il contrario, proprio perché siamo noi il nostro stesso sostegno, la nostra casa editrice, il nostro editor, etc.

Siamo appassionati scrittori che mettono anima e corpo in quello che fanno e che hanno deciso di condividere con il pubblico un pezzo della propria anima; infatti, come dico spesso, quando lasciamo inchiostro sulla carta, stiamo impregnando le pagina con il profumo della nostra stessa essenza. Ed è la voglia di condividere quest’essenza che ci ha portato a pubblicare tramite StreetLib prima e a radunarci poi in un gruppo Facebook fondato da Biagio Veneruso, autore StreetLib e inventore del termine “Streetlibers”, a cui dobbiamo davvero tanto. Non esisteremmo come “Streelibers” e come comunità senza di lui.

Libersfera è ancora in fasce eppure è già ricca di sfumature ed emozioni; potete trovarci di tutto: dai manuali ai libri di cucina, dalla narrativa ai saggi passando per la poesia. A breve inizieranno le presentazioni degli autori e dei loro libri e tra qualche tempo vedranno la luce iniziative ed eventi interessantissimi.

Questa è la nostra vetrina . Passate a trovarci e perdetevi tra i titoli di una preziosissima libreria virtuale tutta da leggere e amare.

7 Maggio

Nuovo post su Caffè Letterario

Caffè Letterario

E’ una bellissima domenica di maggio, il sole è alto nel cielo limpido come dovrebbe sempre essere in una giornata di tarda primavera. Mi verrebbe da descrivere la mia terra come “un quadro che ha dipinto Dio”, citando Arisa e la sua “Meraviglioso amore mio”. Ebbene sì, oggi niente racconti e nemmeno esperimenti letterari, ma uno spaccato di vita quotidiana in diretta dalla mia casa dolce casa, la Sardegna. Avevo in programma di proporvi un racconto un tantino agghiacciante ma proprio non riesco a finirlo, sarà che questa settimana abbiamo sciolto il voto fatto nel 1656 a Sant’Efisio (Sant’Efis, Sant’Efisi o Efisietto per noi che lo adoriamo non soltanto in senso religiosamente stretto), sarà che posso godermi ancora – per poco – il sole senza bruciarmi, fatto sta che di parole lugubri non riesco a tirarne fuori quindi vi tocca immergervi nel sole isolano. Chi di voi sta seguendo il…

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Marco

Marco sognava da sempre di fare lo scrittore. Aveva iniziato a scrivere i primi racconti a nove anni e aveva continuato fino ai quindici quando aveva deciso di non avere più niente da dire. Adesso, trent’anni, un matrimonio fallito e due figli dopo, aveva finalmente riaperto il suo taccuino pronto a raccontare qualunque cosa gli passasse per la mente. Peccato che la penna si fosse prosciugata. Già, il temutissimo blocco dello scrittore. Aveva sparso litri di inchiostro quando in fondo non aveva molto da dire e ora che aveva tante storie per di più sensate ma assai annebbiate nella testa, di nero non riusciva a spargere nemmeno una goccia. Aveva cercato su Google, attuato tutti i consigli che aveva trovato, era persino andato da uno psicologo ma non aveva risolto niente; le pagine rimanevano intonse, statiche e dannatamente bianche.

“Forse non ho lo stoffa per diventare scrittore.” pensò Marco mentre aspettava che Paoletto, il più piccolo dei suoi mini-me, uscisse dal campo di basket. “Bah! Marco, svegliati! Hai quarantacinque anni suonati e ancora sogni ad occhi aperti. Diventare scrittore… vivere dei tuoi racconti addirittura! Ma dove diavolo hai la testa?”

“Sulle spalle, probabilmente.” gli sussurrò la sua impulsività, Continua a leggere

Rosso Louboutin

Avete presente quell’irrefrenabile voglia di ballare su un tavolo solo con la biancheria intima addosso e ai piedi un paio di Louboutin Pigalle Patent tacco 12? Io sì. Quale sarebbe la colonna sonora? Sicuramente “Souls A’Fire” di Matt Corby.

Ebbene sì; altro post, altra canzone. Sembra che la mia mente abbia deciso di tirare fuori parole, riflessioni e storie da canzoni scoperte per caso; stavolta il colpevole non è la radio, ma Youtube che, nei suoi meandri, nasconde delle vere e proprie perle. Cliccate sul link Matt Corby – Souls A’Fire e ascoltate prima di andare avanti nella lettura, altrimenti vi perdete l’anima della questione.

Sì, sempre d’anima si parla, la stessa che ho inserito nel titolo del mio libro che scava nella zona grigia, ché in quella nera ancora non ho il coraggio di tornare. Ammetto di essere ossessionata dall’anima ma, tranquilli, oggi parliamo di anima umida e rossa, carnale ed estremamente sensuale, Continua a leggere

Incontri – III

La città cambia faccia di notte: silenziosa, dormiente, rilassata; è l’esatto opposto del tumulto caotico e stressante che la popola durante il giorno ma non è meno vera. Più sfumata forse, con i suoi contorni diluiti e i rumori attutiti. A Sara è sempre piaciuto gironzolare la notte, fin da adolescente ha imparato a calarsi giù dalla sua finestra per poter pedalare in lungo e in largo per le strade deserte e pensare, attività generalmente considerata inconsueta per una ragazzina; gli adolescenti dovrebbero preoccuparsi principalmente dei primi baci dati in un angolo con la paura mista ad emozione per il rischio di venire scoperti. Ma Sara non è come tutti, Sara è… semplicemente Sara. Pensa tanto, scrive di più e sogna durante il giorno ad occhi aperti mentre fissa un punto imprecisato del vuoto pieno di qualche bar. E’ durante una di queste meditazioni che un cameriere imbranato quasi le rovina il cappotto nuovo verde speranza; si chiama Leo e in quel bar lavora da pochi mesi; ha notato subito quella donna di poco più di trent’anni persa in sé stessa e ha passato giornate intere a pensare a come presentarsi e chiederle un po’ del suo magico tempo. Manco a farlo apposta, perché davvero non l’ha fatto apposta, l’occasione si è presentata da sola; è bastato un vassoio troppo carico e in precario equilibrio recuperato all’ultimo secondo con le stoviglie perfettamente al loro posto in barba ad ogni legge della fisica. Leo è mortificato per l’incidente e resta basito per un momento quando lei scoppia a ridere appena dopo aver ripreso colore; ha una risata leggera, primaverile. Gli chiede se stia bene, lui risponde di sì e le rivolge la stessa domanda cui lei risponde con un cenno del capo; una marea di riccioli biondi si agitano ribelli andando ad incastrarsi nella montatura degli occhiali che Sara porta da quando ha memoria. Leo si scusa ancora una volta e torna al suo lavoro senza avere il coraggio di chiedere quello che veramente gli interessa. Pazienza, pensa. In fondo non è mai stato un uomo coraggioso, non ha mai fatto la prima mossa e forse è proprio questo il motivo per cui si sente come se la vita gli stesse scivolando via tra quelle mani grandi e screpolate incapaci di afferrarla. Si gira verso il bancone e il cuore gli balza nel petto; Sara lo fissa dritto negli occhi e gli chiede semplicemente “domani quando finisci il turno?”. Lui risponde sì. Si salutano con un cenno della mano. Alla fine ci ha pensato la vita ad organizzare tutto.

Incontri – II

Era ancora buio nel mondo quando aprii la finestra. Solo i galli e qualche gatto, presenze canterine i primi, silenziosi e sfuggenti gli altri, accompagnavano i rituali mattutini della sveglia e del caffè.

Presto le donne avrebbero iniziato a tostare le spezie, a pestarle con cura e a creare sapienti e preziose miscele di profumi e gusti, dolci e salati, delicati e piccanti. Una fiera e forte armonia di pestelli si sarebbe diffusa nell’aria e per tutto il giorno avrebbe accompagnato i passi dei viandanti, i giochi dei bambini e il lavoro degli uomini.

La luce iniziava a spuntare timida dalle montagne lontane e le ultime stelle si affievolivano lente, restie a lasciar andare i loro ultimi attimi in cielo. Le finestre si aprivano, voci chiamavano, stoviglie tintinnavano allegre mentre il caffè diffondeva il suo aroma per le strade ancora deserte.

Al piano terra la padrona di casa aprì la dispensa e tirò fuori barattoli piccoli e grandi che, una volta aperti, rivelarono contenuti preziosi dagli aromi inebrianti. Cannella e cardamomo, chiodi di garofano e noce moscata, zafferano e vaniglia, poi albicocche, fichi, uva passa, pistacchi, mandorle e noci.

La donna non parlava. Si muoveva silenziosa e sapiente intorno al fuoco e con devozione e anima realizzava la sua magia. Un antico rituale prendeva forma nella luce soffusa e dorata dei primi raggi di sole, gesti consueti eppure straordinari volavano densi e carichi di ricordi e significato, una religiosità profana disegnava caldi incanti e preghiere sommesse.

Quando il pane fu sfornato, la donna alzò gli occhi grigi e scintillanti. Una lacrima scorreva sul volto rugoso e bruciato dal sole. Ammirò con le mani sul cuore la sua creazione. Prese un pezzo di pane e me lo porse. Mi fece accomodare su un grande e morbido cuscino accanto a lei e mi lasciò a gustare i silenzi di un proibito e avvolgente paradiso dei sensi.

Incontri – I

La donna sedeva al bancone del bar; con una mano accarezzava distrattamente le sottili e pallide gambe accavallate e con l’altra reggeva una sigaretta ormai quasi spenta. Davanti a lei un bicchiere di whisky ancora pieno rifletteva la luce rossastra delle vecchie lampade appese al soffitto dell’altrettanto vecchio e squallido pub.

Il proprietario, un uomo basso e untuoso con la barba bianca e rada, osservava la straniera con interesse. Una tale ed elegante bellezza era rara da quelle parti e non poteva che deliziare i suoi occhietti malevoli e scuri.

La donna non dava segno di essersi accorta di quelle sinistre attenzioni. Continuava a fumare e ad aspettare.

La porta del locale si aprì ed entrò un uomo alto e dall’aspetto curato. I capelli erano corti e scuri e la barba era ordinata. Gli occhi azzurri scrutarono nell’aria pesante e nebbiosa del locale e individuarono subito la preda di loro interesse. I capelli rossi e le movenze sinuose non sfuggirono a quello sguardo attento e indagatore. L’uomo passò accanto alla donna e la sfiorò appena con il cappotto. Lei non si mosse ma i suoi occhi seguirono attenti quella bella figura slanciata. Prese il bicchiere e sorseggiò lenta il suo nettare ambrato. Le labbra lasciarono una leggera ombra ciliegia sul cristallo. Guardava lo straniero ed era certa che lui ricambiasse il suo sguardo.

Si alzò e camminò lenta verso l’angolo più buio del locale; i tacchi alti e rossi suonavano leggeri sul parquet consunto. L’uomo la stava aspettando. Le fece cenno di sedersi e le indicò un drink ordinato apposta per lei. Whisky con ghiaccio. Lei arricciò gli angoli della bocca in un lieve sorriso.

Rimasero in silenzio, a guardarsi per tutta la sera, fino a quando il barista disse loro che era ora di chiusura. Allora si alzarono e senza fretta uscirono in strada e passeggiarono a lungo al chiaro di luna. I passi li portarono di fronte a un motel. Un’insegna luminosa e una gentile signora li accolsero all’ingresso e li guidarono verso una camera calda e accogliente.

Si concessero una notte. Una e una sola. Niente parole. Solo attimi, carezze, respiri.

La mattina dopo si lasciarono, così come si erano trovati, e ognuno andò per la sua strada con il ricordo di baci e tenerezze stretto nel cuore.